Carta Riciclata: serve una politica d’investimento industriale

In Itala il riciclo negli imballaggi in carta raggiunge ormai l’80%, ma permangono difficoltà che incidono sulla nostra bilancia commerciale come evidenzia Massimo Medugno direttore generale di Assocarta.

A cosa serve la carta da riciclare?

La carta da riciclare è il materiale essenziale per la produzione di carta da imballaggio riciclata. In italia la produzione di carta da riciclo si sta avvicinando a quota 85% che è il target indicato nel pacchetto di quattro direttive europee con nuove regole per il riciclo dei rifiuti. Queste direttive vogliono favorire il passaggio verso l’economia circolare basandosi sull’idea che recuperando le materie prime dai rifiuti, le aziende inquineranno meno e soprattutto taglieranno i costi nel processo produttivo. Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta, in un suo intervento sulla rivista Formiche, sottolinea il fatto che quello che manca in Italia è la capacità dell’industria di utilizzare l’eccesso di carta che attualmente viene esportato, con le difficoltà dovute alle sensibili restrizioni attuate dai paesi importatori. Ad esempio l’export di carte da riciclare (carta da macero) verso la Cina è sceso di oltre il 60% rispetto al gennaio-luglio 2017. 
I prezzi delle qualità meno pregiate (quelle che provengono dalle nostre raccolte differenziate) si sono dimezzati; ciò è dovuto al fatto che la Cina ha deciso che le carte da riciclare, le plastiche e tutti i materiali che provengono da raccolte di rifiuti, non devono avere più dello 0,5% di materiali impropri. Per contraltare, nei primi sei mesi dell’anno, l’import in Italia di carte e cartoni per imballaggio è cresciuto del 7,9%, con un picco del 12,5% proprio per la carta (in gran parte riciclata) con cui si fanno le grandi scatole di imballaggio per il trasporto. La nostra bilancia commerciale è quindi peggiorata: esportiamo meno carte da riciclare e importiamo carta da imballaggio.

Incentivare l’industria del riciclo

I dati, precisa Medugno, dimostrano che se ci fossero più cartiere in Italia per “lavorare” la carta da riciclare non la esporteremmo, ma al contrario potremmo vendere all’estero un prodotto finito, con un valore aggiunto più alto.
Una politica di investimento industriale sulle lavorazione della carta riciclata creerebbe maggiore occupazione, attuerebbe i principi dell’economia circolare ed eviterebbe che le fibre usate percorrano anche 14/15mila km per essere riciclate.
In questo modo non dipenderemmo più dai clienti asiatici per l’utilizzazione delle carte da riciclare raccolte in Italia perché il mercato sarebbe più stabile anche per i nostri operatori della raccolta. Per stimolare e incentivare la costruzione di cartiere che riciclino la carta sarà necessario avere regole certe e chiare e paragonabili a quelle dei nostri colleghi e concorrenti europei, che tengano in conto anche il diritto di operare per gli imprenditori.
L’industria italiana sta già investendo, partendo dal surplus di export di carta da riciclare, per riportare la capacità nazionale a livelli in grado di utilizzare quasi tutta la raccolta differenziata della carta in Italia.
Le capacità di riciclo in corso di realizzazione ridurranno molto l’export di carta da riciclare, rendendo il sistema italiano più stabile e più in linea con i principi dell’economia circolare, migliorandone la bilancia commerciale.
Le imprese e le amministrazioni coinvolte nel rilascio delle autorizzazioni devono guardare a questo obiettivo perché il “buon andamento” dell’amministrazione non può prescindere dall’attuare l’agenda dell’Economia Circolare. Un Paese sovrano non può rinunciare alla sovranità industriale.

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