Relazione lo stato della green economy in Italia

FSS | Relazione sullo stato della Green Economy in Italia


FSS | Relazione sullo stato della Green Economy in Italia

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Questa prima Relazione sullo stato della green economy, realizzata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile quale struttura di supporto del Consiglio nazionale della green economy, introduce i lavori della 4° edizione, quella del 2015, degli Stati generali della green economy.

La Relazione è articolata in tre parti: la prima presenta i risultati di un’indagine sulle imprese della green economy in Italia, la seconda disegna un quadro delle tematiche strategiche per la green economy in Italia e la terza fornisce dati e spunti internazionali.
L’indagine sulle imprese green in Italia è la prima che viene fatta nel nostro Paese con l’uso della doppia classificazione, utilizzata in sede internazionale (Egss Enviromental Goods and Services Sector dell’Unep e di Eurostat; condizioni di “Greening industries” dell’Ocse) relativa a:

– le imprese Core Green che producono beni o servizi ambientali o specificamente finalizzati a elevate prestazioni ambientali;
– le imprese Go Green che hanno adottato modelli green di gestione definiti dal rispetto di almeno 8 condizioni filtro.

L’indagine non riguarda solo l’industria, ma ha incluso anche l’edilizia, ed è stata estesa all’agricoltura, ai servizi e al commercio: è quindi uno studio ampio sulle imprese italiane dei diversi settori. Dall’indagine risulta che ben il 27,5% delle imprese italiane è Core Green, produce beni o servizi ambientali o specificamente finalizzati ad elevate prestazioni ambientali, e che della parte rimanente un rilevante 14,5% è Go Green , perché ha adottato modelli green di
gestione. L’insieme Core Green + Go Green porta le imprese green a un 42% del totale delle imprese italiane : un dato che non sorprende chi opera in questo mondo cresciuto fortemente negli ultimi decenni, ma che farà discutere. Nel mondo dell’informazione, e quindi della politica e della pubblica opinione, permane infatti una vecchia visione delle imprese che ignora la consistente dimensione ormai raggiunta dalle imprese green.

Nella seconda parte della Relazione è presentata una ricognizione aggiornata delle tematiche strategiche della green economy italiana, segnalando le forti difficoltà che stanno incontrando le rinnovabili, il trend positivo dell’efficienza energetica, la positiva riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche l’aggravamento del dissesto idrogeologico prodotto dal cambiamento climatico, le tendenze positive verso un circular economy, ma anche i molti ritardi
come nell’ecoinnovazione; importanti progressi sono stati compiuti dall’agricoltura di qualità ecologica, mentre nella mobilità i segni di cambiamento sono ancora insufficienti e il quadro complessivo resta carente.

Infine, nella terza parte si espongono dati e spunti sul quadro internazionale. Il 2015 si chiuderà con la Conferenza internazionale sul clima, i cui esiti potrebbero avere un’influenza decisiva sulle politiche climatiche, su quelle energetiche e quindi su una parte rilevante del futuro della green economy.

Proponiamo quindi alcuni dati per una riflessione sul quadro di riferimento.

La domanda mondiale di energia dal 1990 al 2013 è cresciuta del 54,5%; il petrolio continua a essere la principale fonte mondiale di energia primaria, fornendo il 31,2% dell’energia nel 2013 (era il 36,8% nel 1990). Segue a breve distanza il carbone, che è arrivato a fornire il 29,2% della domanda di energia primaria nel 2013, cresciuto rispetto al 25,4% del 1990 In aumento anche il gas: dal 19,1 del 1990 al 21,2 del 2013, mentre il nucleare è in calo: dal 6% del 1990 al 4,7% del 2013.
Le rinnovabili sono in aumento, dal 12,7% del 1990 al 13,7% del 2013, ma rappresentano una quota ancora bassa della domanda mondiale di energia primaria, che continua a essere soddisfatta per l’81,6% da combustibili fossili.
La CO2 di origine energetica è aumentata di ben il 53,7% dal 1990 al 2013. Con i trend attuali il mondo è su una traiettoria che porterebbe a un aumento compreso fra i 3,7 e i 4,8°C: un cambiamento con impatti sociali, ambientali ed economici drammatici.
Vengono poi forniti dati sulla produttività delle risorse, cioè il valore aggiunto prodotto per unità di materia consumata che cresce in tutto il mondo, ma meno del Pil: siamo cioè in regime di disaccoppiamento relativo.
Il Consumo nazionale di materia (Dmc, risorse interne + importazioni – esportazioni) è invece in disaccoppiamento assoluto in Italia e in Europa.
Infine, viene presentata la sintesi di un rapporto di assessment del programma della green growth dell’Ocse che fa un bilancio della penetrazione della green economy nei Paesi sviluppati e aggiorna la “Strategia della green growth” elaborata nel 2011.

(fonte Stati Generali della Green Economy)

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