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Incendi negli impianti dei rifiuti, una questione aperta

Esiste un filo conduttore alla base dei recenti incendi nei depositi di rifiuti? Perché in Italia questi roghi sono così frequenti?
La Cina finora è stata la destinazione abituale di un gigantesco carico di scorie industriali, prevalentemente plastica, provenienti da stati industrializzati.
Il governo di Pechino ha recentemente varato un provvedimento che vieta l’importazione in Cina di scarti di plastica e affini.
Questa decisione potrebbe avere importanti ricadute sulla gestione dei rifiuti in Italia.
Fino a poco tempo fa il mercato cinese dei rifiuti era in larga parte controllato da imprenditori senza scrupoli, che si facevano consegnare gli scarti dei paesi occidentali dietro lauto compenso, per poi stoccarli o smaltirli illegalmente, e quindi a basso prezzo, sfruttando le falle di un sistema legislativo ancora poco attento all’ambiente.
Dunque, il fatto che i vertici di Pechino stiano iniziando a gestire l’immondizia in modo più sostenibile, anziché seppellirla, provocherebbe l’ingolfamento delle reti di smaltimento delle nazioni coinvolte nella compravendita.
Lo stop delle esportazioni verso la Cina corrisponde, quindi, ad un rapido accumulo delle scorie nei paesi industrializzati, tanto che questi ultimi per disfarsene potrebbero anche iniziare a bruciarle.
Viene quindi da chiedersi se la plastica andata a fuoco in Italia nel corso dell’anno non dovesse in realtà prendere il largo a bordo di grosse navi dirette in Oriente. Quello che è sicuro è che la chiusura di oltre 600 imprese in Cina addette all’importazione di materiali plastici sta mettendo in crisi il nostro sistema, come ha scritto nero su bianco la Commissione d’inchiesta parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. 
Chiara Braga, presidente della Commissione, riferisce che l’inchiesta ha tenuto d’occhio la vicenda cinese finchè lo scioglimento delle Camere non l’ha costretta a interrompere le indagini.
“Il 50% degli incendi avviene in regioni del Nord, mentre prima avveniva soprattutto al Sud. È un fenomeno diverso da quello della Terra dei Fuochi. Abbiamo a che fare con un flusso di scorie che attraversa l’Italia dal Sud verso il Nord, la cui direzione è dettata dal fatto che generalmente nel meridione gli impianti per il trattamento dei rifiuti risultano inadeguati o insufficienti a smaltire certe tipologie di rifiuti.” chiarisce Braga.
Dunque, l’eccesso di immondizia diretta verso nord provoca il sovraccarico dell’intera catena di trasporto e smaltimento, creando una situazione limite tale per cui un flusso di rifiuti di origine lecita sfiora in una cascata di infrastrutture logistiche via via sempre meno trasparenti, finchè non arriva nelle mani della criminalità organizzata.
L’onorevole Claudia Mannino è una deputata del gruppo misto che da diversi anni segue attentamente l’evolvere della situazione.
Sul suo blog sono presenti spiegazioni, osservazioni, critiche e denunce sulla gestione dei rifiuti in Italia, oltre a un’interessante Google Map che riporta tutti gli incendi verificatisi nelle discariche e nei centri di riciclaggio a partire da maggio 2017.
La criminalità organizzata, sostiene Mannino, ha capito che il grosso guadagno nel settore dei rifiuti sta nell’«accumularli e non toccarli» ossia nell’aggiudicarsi gli appalti per la gestione della maggior quantità di scorie possibile e poi stoccarle da qualche parte senza smaltirle.
Mannino racconta come attraverso il meccanismo dei prestanome le scorie vengano affidate ad aziende intestate a persone con la fedina penale pulita, ma che in realtà sono alle dipendenze di noti criminali.
I rifiuti vengono quindi ammucchiati negli stabilimenti in modo inadeguato e in quantità insostenibili, finché la situazione non degenera e le amministrazioni locali sono costrette a varare delle ordinanze straordinarie per chiederne la rimozione immediata.
A questo punto le società controllate dall’ecomafia hanno raggiunto il loro scopo: ricevono l’autorizzazione a fare ciò che di norma sarebbe considerato illegale, ossia smaltire i residui tramite procedure non conformi agli standard ambientali, con oneri di gestione conseguentemente molto bassi o addirittura nulli.

Ma se il meccanismo illecito è noto, allora perché gli eco-criminali non sono ancora stati intercettati e arrestati?

A Milano dal 2015 al 2017 ci sono stati 120 incendi, 50 solo nel 2017.
Ogni volta che scoppia un incendio, la Digos o una procura si attiva per aprire le indagini, spiega Mannino, ma poi ogni organo investigativo agisce per conto suo. Non c’è coordinamento e spesso le indagini finiscono nel nulla. Invece servirebbe una procedura di controllo unica. 
C’è bisogno di normative che impongano verifiche più approfondite ed efficaci, con l’impiego di tecnologie innovative. La proposta di Mannino di rendere obbligatoria l’installazione di sistemi di sorveglianza con telecamere termiche nelle discariche e nei centri di riciclaggio è stata bocciata con la motivazione che le telecamere a infrarossi violerebbero la privacy di chi lavora nell’impianto.
La Commissione Europea sull’Ambiente ha pubblicato svariate direttive che indicano gli obiettivi e le procedure da seguire per il corretto smaltimento degli scarti: il target generale è quello di sviluppare il più possibile la raccolta differenziata per ridurre al minimo la percentuale di rifiuti inceneriti o smaltiti in discarica, i più sconvenienti da gestire in conformità con gli standard ambientali, quindi anche i più appetibili per le ecomafie.
Secondo la deputata invece, l’Italia sta praticamente remando nel senso opposto e le prove di questa resistenza sarebbero nel materiale normativo che certi soggetti politici producono e cercano di far approvare inserendolo in coda ad altri decreti, mentre invece se si investisse nella realizzazione di impianti di riciclaggio all’avanguardia, nel rimodernamento e nella regolamentazione di tutta la filiera, probabilmente si spenderebbe di meno, poiché scomparirebbero le spese dei termovalorizzatori, della gestione straordinaria delle scorie e dell’impatto sanitario sui cittadini e sull’ecosistema.
Ma soprattutto scomparirebbero le multe dell’UE, sottolinea Mannino, facendo riferimento ai 329 milioni di euro di penale inflitti al nostro paese per aver ripetutamente violato la legge ambientale europea.
Nel 2002 la Guardia Forestale aveva effettuato un censimento nazionale di tutte le discariche d’Italia in cui erano segnalate quelle non a norma e i risultati erano stati mandati alla Commissione Europea. Quindi chi doveva risolvere la situazione sapeva che si doveva intervenire e dove. Invece non è stato fatto niente, così le ditte responsabili l’hanno fatta franca e le multe dell’UE le hanno pagate i cittadini con la Legge di Stabilità. Secondo Claudia Mannino, inoltre, la razionalità scarseggia anche nel definire cosa è pericoloso. Quando si verifica un incendio, i rifiuti bruciati, infatti, liberano particelle volatili che poi si depositano a terra, dove, non essendo biodegradabili, si accumulano, filtrano negli strati inferiori e raggiungono le falde acquifere, inquinando l’ecosistema e provocando la biomagnificazione (l’aumento dell’accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi).
In Italia esiste la cosiddetta Legge degli Ecoreati, un provvedimento nato per punire nello specifico tutti i soggetti co-responsabili di un danno ambientale. Tale norma però difetta di una sezione relativa al suolo, così da risultare poco efficace nel caso di roghi tossici e inquinamento connesso.
Silvia Bonardi, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Milano, in suo intervento durante il Forum Polieco sull’economia dei rifiuti ad Ischia, ha ribadito che la realtà è allarmante perché quello che manca è il controllo delle autorizzazioni, specie in quei capannoni usati come stoccaggio di rifiuti. 
Nel contesto del forum ischitano è intervenuto anche Domenico Airoma, procuratore aggiunto della Procura di Napoli Nord, sostenendo che i roghi di vaste dimensioni sono ormai in costante aumento e sempre più spesso la composizione dei rifiuti che li alimentano sono rifiuti speciali del comparto industriale e questo ci informa di una filiera di smaltimento che deve essere attenzionata prima che sia troppo tardi.

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