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Una lezione di ecologia dalla Danimarca alla Svezia

Lo skipass sull’inceneritore
Il luogo comune vuole che il nord Europa sia terra di buone abitudini e di civismo, in effetti le notizie che arrivano dalla Danimarca e dalla Svezia ci lasciano a bocca aperta, infatti sia nella bella Copenaghen che nella tranquilla Stoccolma si fa tesoro delle ricerche tecnologiche più avanzate per costruire impianti di smaltimento rifiuti a impatto zero sul territorio.
L’esempio danese è presto definito, si tratta di quella che è stata rinominata Copenhill, ovvero la collina verde, un impianto di termovalorizzazione a soli 5km dalla città. Questa meraviglia della scienza è frutto di una ricerca costata circa 660 milioni di dollari del pluripremiato studio di architettura danese Biarke Ingels Group. L’impianto non è soltanto all’avanguardia per ciò che riguarda la propria meccanica, arrivando a liberarsi di circa 70 tonnellate di rifiuti l’ora (circa 400mila l’anno), ma con un sofisticatissimo sistema di filtraggio riesce a farlo riducendo le emissioni del 99,5%. Ma non è tutto: è praticamente in fase di conclusione il progetto di trasformare Copenhill in una stazione sciistica artificiale; tre piste che si stiracchiano per tutti i 400 metri che uniscono il punto più alto dell’inceneritore, circa 90 metri di altezza, fino alla base. E poi ancora sentieri per il trekking, pareti da scalare e ampi spazi verdi tutti intorno.

Il viaggio continua
Se partiamo da Copenaghen alla volta di Stoccolma, in Svezia, potremmo far tappa nel quartiere di Hammarby Sjöstad, ex zona industriale di Stoccolma trasformata in una sorta di esperimento scientifico a cielo aperto per la gestione dell’immondizia altamente futuristico. Non esistono cassonetti per strada ma i rifiuti vengono separati, raccolti e distribuiti attraverso un complesso sistema di tubature che li risucchiano e spediscono direttamente al riciclaggio. Un brevetto che fu proposto anche al Comune di Milano un paio d’anni fa. Grazie a questo meccanismo quasi il 50% dell’energia del quartiere proviene dai suoi stessi rifiuti. Il problema, al contrario, per il paese sta diventando la reperibilità dell’immondizia, che importa soprattutto dal Regno Unito e da noi italiani, che paghiamo gli scandinavi circa 40 euro a tonnellata per prendersi carico dei nostri rifiuti e trasformarli in energia, quindi anche in soldi.

Napoli scalda il cuore e non solo
Sempre per rimanere in Svezia, dove francamente gli esempi non mancano, è risaputo che nella città di Halmstad i rifiuti provenienti dalla Campania sono usati per riscaldare gli edifici pubblici. La «monnezza» italiana rappresenta una fonte di combustibile che fa risparmiare alla società Hem circa 3 milioni di euro all’anno per l’acquisto di cascami di legno, oltre a procurare notevoli introiti per ogni tonnellata di rifiuti immessa nel termovalorizzatore. L’energia ricavata dalla combustione dei rifiuti viene distribuita agli utenti di Halmstad sia direttamente come riscaldamento centrale sia come elettricità.

“Tenete pulita l’Italia, gettate i rifiuti in Svizzera!”
(Francesco Salvi)

Come funziona un termovalorizzatore
Il termovalorizzatore è un impianto che smaltisce i rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura compresa fra 850° C e 1050° C.
Negli impianti più moderni, il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti è recuperato ed utilizzato per produrre vapore, che poi genera energia elettrica o termica con conseguente risparmio di risorse naturali.
Inoltre, la combustione distrugge completamente le sostanze organiche pericolose. I fumi generati sono poi trattati e depurati in un’apposita sezione dell’impianto.

I vantaggi
L’obiettivo primario di qualsiasi trattamento di combustione è la trasformazione del rifiuto, con riduzione sostanziale delle quantità da inviare in discarica e la produzione di energia, senza generare sostanze dannose per l’ambiente e per l’uomo.

(fonte: protezionecivile.gov.it)

Curiosità
Il problema di Giulio Cesare non era il traffico, ma i rifiuti!
Il problema dell’immondizia, che affligge le città moderne, si faceva sentire anche nell’antica Roma. Il compito di controllare e ripulire la città era destinato agli “edili” che in epoca imperiale avevano dei referenti che controllavano lo stato di vie e piazze e invitavano i cittadini a tenere sgombra la parte davanti alle loro case, come stabilito dalla legge. Se poi qualcuno faceva orecchio da mercante, le autorità potevano incaricare della pulizia un imprenditore privato e addebitare la spesa ai proprietari negligenti.
Giulio Cesare aveva persino bandito una gara d’appalto pubblico per la pulizia delle strade, ripartendo le spese a metà tra amministrazione pubblica e padroni delle case.
In effetti non sappiamo dove fossero portati i rifiuti, né come venissero smaltiti, anche se in alcuni documenti si parla di “carri per l’immondizia”. Una buona parte di loro era eliminata attraverso le fogne, di cui tutte le grandi città erano dotate. Fatto sta che era tanta la massa di rifiuti che finiva nel Tevere, che a ogni piena del fiume venivano depositati sulle rive pelli di animali, carogne e varia immondizia, che mandavano un odore nauseabondo.

Il video per sorridere

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